Cortona nella Rotta di Enea

Cortona nella Rotta di Enea

“Antiquam exquirite matrem…”
(VERG., Aen. III, 96)

A Cortona è nato Dardano, fondatore di Troia e antenato di Enea. Secondo Virgilio Enea dovrà cercare l’Antica Madre, percorrendo a ritroso la rotta dell’antenato Dardano.

L’antica Madre è l’Esperia e Cortona.

La struttura dell’Eneide si fonda su una certezza: Enea ripercorre a ritroso, da Troia all’Italia, il viaggio compiuto dall’avo Dardano. Il viaggio di Enea è un ritorno, un nòstos simbolico dell’eroe nella terra degli antenati, guidato dai sacri Penati.

Cortona, MAEC, diploma dell’Accademia Etrusca, dettaglio – Enea che salva il padre Anchise come modello di ‘pietas’ familiare (metà 1700).

Dardano era partito dall’etrusca Corythus (Aen. VII, 205-211) e proprio a Corythus Enea deve dirigersi: ‘Corythum terrasque requirat / Ausonias’ (‘Ricerchi Corito e le terre Ausonie’; Aen. III, 170-171). E, anche se si ferma sulle coste del Lazio per amore di Lavinia, disattendendo la profezia di Anchise, a Corythus comunque Enea arriva: ‘Nec satis: extremas Corythi penetravit ad urbes / Lydorumque manum collectos armat agrestis’ (‘E non basta: penetrò nelle estreme città di Corito, / e arma un manipolo di Lidi, contadini raccolti’; Aen. IX, 10-11).

Cortona, MAEC, pittura su alabastro di manifattura fiorentina – Enea e Anchise in fuga da Troia in viaggio verso l’antica Madre (XVIII secolo)

Virgilio non dice nulla sull’identificazione di questa città che, secondo Silio Italico, è Cortona, sul cui nome propone una doppia versione: Corythus (IV, 720 e V, 123) e Cortona (VIII, 472). Sulla città di Cortona le tradizioni antiche (raccolte per lo più da Dionigi di Alicarnasso I, 20, 4; 28 ss.) sono ricche ma discordanti. La complessità della ricostruzione è legata anche ai numerosi personaggi connessi con la città, tra cui Ulisse-Nanos, secondo alcuni morto a Cortona.

Chi era Dardano?

Dardano era figlio di Zeus e della Ninfa Elettra, una delle sette figlie di Atlante. Secondo Servio, invece, Elettra avrebbe generato Dardano con Giove e Iasio con il marito, il re Corito.

Secondo Virgilio, Dardano avrebbe fondato Cortona. Narra una leggenda che, mentre Dardano combatteva sopra un colle sovrastante la Valdichiana, fu colpito da una lancia che gli portò via l’elmo, che non fu possibile ritrovare. Un indovino gli disse che la Madre Terra aveva chiuso l’elmo nel suo seno, poiché voleva che, là dove era stato perduto, sorgesse una città turrita, impenetrabile come quell’elmo. Allora l’eroe costruì le mura della città di Cortona (Corithus = ‘elmo’), che ebbe il suo centro là dove l’eroe aveva perso l’elmo.

MAEC, Cortona, diploma dell’Accademia Etrusca, dettaglio – ‘Hinc Dardanus ortus’ (‘Da qui nacque Dardano), espressione tratta dall’Eneide di Virgilio. La memoria del mito di Dardano a Cortona a metà del Settecento.

Sempre secondo Servio, Dardano e Iasio partirono insieme per l’Oriente ma Iasio si fermò a Samotracia, mentre il fratello Dardano arrivò nella Troade. Lì venne accolto da Teucro, che gli diede in sposa la figlia e gli affidò il governo del territorio, sul quale sarebbe sorta Troia. Un’altra tradizione invece indicava Teucro come genero di Dardano.

Un riflesso diretto della valorizzazione della leggenda di Dardano alla fine della civiltà etrusca si trova in alcuni cippi iscritti trovati in Tunisia. Per effetto della diaspora conseguente alla conquista romana, alcuni esuli etruschi si sarebbero stanziati in una zona vicino allo Uadi Milian; uno di essi avrebbe fatto incidere il suo nome su un cippo seguito dalla dicitura tular tartanium (‘confine dei Dardani’). Secondo J. Heurgon, l’equazione Dardanii-Troiani è frutto di un’operazione ideologica realizzata nel I secolo a.C. ed ha un perfetto corrispettivo nell’accettazione della versione del mito di Dardano-Corito fatta dall’etrusco Virgilio, sollecitato dal suo protettore, l’aretino Caio Cilnio Mecenate, discendente di lucumoni.

Storia di Cortona

La prima menzione della città è riferita al 310 a.C. quando, secondo Livio (IX, 37, 12), Cortona, alleata con Perugia e Arezzo e sconfitta dai Romani, chiede una tregua trentennale. Il nome della città torna tra quelli dei luoghi toccati da Annibale in occasione della battaglia del Trasimeno (217 a.C.). Con la ricostituzione della lega etrusca voluta da Augusto, Cortona fu ammessa tra i XV populi Etruriae poiché un suo concittadino, Caius Metellius, fu pretore della lega. Rare sono poi le informazioni su Cortona in età imperiale.

La ricerca archeologica a Cortona

La storia della ricerca archeologica a Cortona è complessa e l’interesse scientifico si è spesso intrecciato con le vicende del collezionismo antiquario. Già dal Rinascimento è nota una tomba etrusca, detta ‘Tanella di Pitagora’, attorno alla quale sono sorte numerose leggende.  A dare uno slancio più consapevole alla ricerca è stata la fondazione dell’Accademia Etrusca (1727), nel cui stemma compare il celebre verso di Lucrezio ‘Obscura de re lucida pango’.

Cortona, Biblioteca – Comedio Venuti (1424-1474): la citazione della città di Cortona (Corithus) nel manoscritto dell’erudito locale, antenato di Marcello Venuti, uno dei fondatori dell’Accademia Etrusca nel 1727.
Dettaglio del manoscritto di Comedio Venuti.

L’Accademia Etrusca, istituzione ancora oggi molto vitale, sorge su iniziativa di giovani intellettuali locali, per lo studio dell’‘etruscheria’ e si dota di una splendida Biblioteca.

Nell’Ottocento si verificano alcune scoperte significative: il lampadario etrusco, il tumulo François di Camucia e il deposito votivo di Brolio. Seguono nel Novecento le prime esplorazioni nei grandiosi tumuli del Sodo e nuove indagini nel tumulo François di Camucia.

Il lampadario etrusco custodito dal MAEC

Una nuova stagione di indagini prende avvio dopo il 1985, ‘Anno degli Etruschi’, con una serie di scoperte incredibili; tra di esse una capanna villanoviana, la ‘tomba delle oreficerie’ e l’altare monumentale al Sodo, la Tabula Cortonensis (la terza iscrizione etrusca per lunghezza). Nel frattempo una missione italo-canadese (Università di Perugia e Università di Alberta) esplora la villa romana di Ossaia, ridefinendo i caratteri del popolamento del territorio.

Tutti questi interventi hanno trovato la loro massima espressione nella costituzione del Parco Archeologico e del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, il MAEC (2005), un caso eccezionale di integrazione tra la preziosa eredità settecentesca dell’Accademia Etrusca e i materiali provenienti dalla ricerca archeologica.

La città

Per quanto i dati a nostra disposizione siano esigui, Cortona (CVRTVN) sembra svilupparsi da un unico nucleo dell’età del Ferro, sulla stessa dorsale a schiena d’asino su cui è adagiata la città moderna.

La più antica evidenza nel centro urbano è la capanna villanoviana di Via Vagnotti (fine dell’VIII secolo a.C.). Sappiamo poco dei secoli successivi ma è possibile ipotizzare che in età storica la città fosse impostata su un grande asse stradale orientato da Est/Nord-Est verso Ovest/Sud-Ovest. L’area forense era probabilmente collocata in corrispondenza della piazza del Comune. La scarsità di informazioni relative alla città arcaica e classica inizia a diradarsi con il IV secolo a.C., periodo a cui alcuni studiosi fanno risalire il monumento più significativo della città: la cinta muraria, sviluppata per circa 2 km e costruita con una tecnica a grandi blocchi rozzamente squadrati e disposti a filari irregolari. Nel perimetro quadrangolare della città (circa 35 ettari) è compresa l’area della medicea Fortezza del Girifalco, da identificare con l’acropoli (arx) dell’antica città. Delle porte antiche la più significativa è la Porta Ghibellina (o Bifora), che è trasformata in ingresso monumentale a doppio fornice nel II secolo a.C., epoca a cui risalgono altri eventi che modificano la forma urbana, come la realizzazione del poderoso terrazzamento del Foro e delle terme di Piazza Tommasi.

Il territorio

Nel VII secolo a.C. (età orientalizzante) la documentazione archeologica restituisce il quadro di un territorio organizzato in potentati semi-indipendenti e autosufficienti, retti da personaggi di rango reale, che si ispiravano agli ideali eroici dei poemi omerici. Ne sono esempio, sul versante Est dell’ager Cortonensis, le tombe principesche rinvenute ai confini con l’alta Valle del Tevere, a Trestina e Fabbrecce.

Alla fine del VII secolo e, soprattutto, per tutto il VI secolo a.C., sul versante Ovest del territorio cortonese, gli imponenti tumuli di Camucia e del Sodo, collocati lungo importanti direttrici viarie, testimoniano il dominio esercitato sul territorio da parte di gruppi aristocratici emergenti che nell’architettura funeraria scelgono una forma di autocelebrazione.

Tumulo o Melone di Camucia: utilizzato dalla fine del VII al IV sec. a.C., aveva un perimetro di circa 200 metri e conteneva due tombe a camera. La tomba A è accessibile attraverso un lungo dròmos che immette in un vestibolo, sul cui lato di fondo si aprono le camere principali. Da essa proviene uno straordinario letto funerario (VI sec. a.C.), sul quale sono scolpite otto figure femminili inginocchiate nel gesto del lamento funebre. La tomba B presenta invece un lungo corridoio, sui cui due lati si aprono tre celle.

Camucia, Tumulo François (Tomba B) – Scoprendo la più antica sepoltura dei grandi principes etruschi (fine VII-IV secolo a.C.), nel bel mezzo delle case moderne.

Tumulo o Melone I del Sodo: ha un diametro di circa 50 metri. Un breve dròmos immette in un vestibolo, da cui si accede ad un corridoio bipartito in stanze quadrate. Su questa stanza si aprono cinque celle: due per ciascun lato e una più importante sul lato di fondo. Le due celle di sinistra sono comunicanti e sull’architrave si conserva un’epigrafe funeraria. La tomba, costruita all’inizio del VI secolo, è stata frequentata fino al IV-III secolo a.C.

Ricostruzione del tumulo

Tumulo o Melone II del Sodo: si tratta di un tumulo monumentale (diam. 64 metri) che comprendeva due tombe. Al tamburo del tumulo era connesso un altare funerario, che è ancora oggi un unicum in Etruria per le sue proporzioni e per la sua decorazione scultorea. Sulla sommità del tumulo vi era un tempietto (naìskos) per lo svolgimento dei riti funerari. Nella tomba 1 un dròmos conduce alla sepoltura, accessibile attraverso una porta sormontata da un architrave megalitico con l’iscrizione funeraria. La tomba è costituita da tre camere dislocate su un unico asse. I pochi materiali di corredo attestano l’altissimo livello sociale dei principes proprietari. Se la tomba 1 è utilizzata dall’inizio del VI a tutto il IV secolo a.C., la tomba 2, invece, databile al 480-460 a.C., presenta due celle ed è detta ‘delle oreficerie’.

Nel IV sec. a.C. la rinnovata vitalità delle famiglie aristocratiche che controllavano la campagna si traduce sia nella rioccupazione dei grandi tumuli arcaici che nella realizzazione, in età ellenistica, di tombe monumentali come la Tanella di Pitagora e la Tanella Angori.

Tanella di Pitagora: è una tomba ellenistica (II sec. a.C.), nota da epoca rinascimentale e così detta in omaggio a Pitagora, nell’ambito di un processo di confusione tra i nomi di Cortona e Crotone, sede della scuola del filosofo. La tomba poggia su un basamento circolare (diametro 8 metri), su cui è impostato un tamburo; preceduta da un’anticamera si trova la camera sepolcrale, dall’architrave monolitico.

Tanella Angori: è una piccola tomba ellenistica, con una planimetria cruciforme.

Al II secolo si data la Tabula Cortonensis, la terza iscrizione etrusca per lunghezza, realizzata in bronzo e contenente 40 righe di testo (206 parole). Si tratta di un contratto che testimonia la vendita di terreni all’importante gens dei Cusu da parte di un commerciante di olio e di sua moglie e getta nuova luce sulla storia politica, giuridica ed economica della città in età ellenistica. Sul lato B della Tabula compare la prima menzione del lago Trasimeno.

Cortona, MAEC, Tabula Cortonensis – Terza iscrizione etrusca per lunghezza, è un contratto relativo alla vendita di terreni alla famiglia dei Cusu da parte di un mercante di olio e di sua moglie (II secolo a.C.).

Per l’epoca romana le notizie sono frammentarie. Le indagini archeologiche hanno restituito l’idea di una campagna occupata da ville residenziali di alto livello, tra cui la villa di Metelliano (proprietà dei Metellii, la gens dell’Arringatore del Trasimeno) e la villa di Ossaia, affacciata sulla Valdichiana con una fronte terrazzata di 200 metri. Costruita nel I secolo a.C. e caratterizzata da una raffinata pars urbana e da una pars rustica, questa sontuosa dimora presenta prestigiosi passaggi di proprietà, dal console perugino del 43 a.C. Caius Vibius Pansa ai nipoti di Augusto, Caius et Lucius Caesares, la cui presenza come proprietari della villa è attestata da un’eccezionale tegola bollata, con la scritta CAESARUM. Una radicale ristrutturazione di parte del complesso avviene poi in età costantiniana e ne pone le basi per una frequentazione fino al V secolo d.C.

Divinità e santuari

Difficili da decodificare sono le testimonianze riferibili a santuari. I due bronzetti di Culsans e Selvans (III-II secolo a.C.), rinvenuti presso la Porta Bifora, lasciano supporre la presenza di un santuario extra-urbano collegato con la porta. Culsans era la divinità tutelare di ingresso alla città, mentre Selvans proteggeva il territorio extraurbano.

Se una basetta in bronzo con una dedica a Uni (la Giunone romana) attesta la presenza di questa divinità femminile, il bronzetto di grifo dedicato a Tinia (Giove) dalla località Campaccio, dove è stato rinvenuto il famoso cippo di confine con l’iscrizione tular rasnal, lascia supporre l’esistenza di un santuario del dio. Altri rinvenimenti, soprattutto da stipi votive, attestano la presenza di aree sacre nel territorio (Camucia, Brolio e Montecchio Vesponi).

Dal santuario di Tec(e) Sans (?), situato a Sanguineto, provengono due preziosi donari: l’Arringatore del Trasimeno e il Putto Graziani.

Appendice. – Il mito di Enea a Castiglione del Lago

Nel 1570 i Della Corgna, signori di Castiglion del Lago (PG), commissionano per il loro palazzo sul Lago Trasimeno uno straordinario ciclo di affreschi; una Sala è dedicata a Enea nel ruolo di fondatore di Roma. Enea è un personaggio esemplare agli occhi della nobiltà rinascimentale: incarna la pietas, i valori della famiglia e della fedeltà agli dei e alla patria.

Castiglion del Lago, Palazzo della Corgna, “Sala di Enea” – Enea, l’amore, il sacro e il viaggio negli affreschi del Pomarancio (circa 1575).

La scelta di Enea fatta dai Della Corgna è significativa: a pochi chilometri di distanza sorge Cortona, la città di Dardano, mitico fondatore di Troia. L’influenza di Cortona arrivava in antico fino alla sponda Nord-Est del Lago e proprio nella ‘Tabula Cortonensis’ è la più antica menzione del Trasimeno, in etrusco Tarminass.

Gli Etruschi consideravano inoltre il Trasimeno un luogo sacro e una rappresentazione terrena della volta celeste; secondo G. Colonna, l’immagine del lago Trasimeno sarebbe infatti trasposta nel fegato di Piacenza, un modello bronzeo, suddiviso in settori riservati alle varie divinità. Questo fegato era usato dai sacerdoti (aruspici) per leggere le viscere degli animali sacrificati.

Castiglion del Lago, Palazzo della Corgna: Enea e Didone negli affreschi del Pomarancio (circa 1575).

Secondo una leggenda, della magnificenza del lago Tarminass si accorse anche Trasimeno, il principe etrusco figlio del re Tirreno, che si innamorò della ninfa lacustre Agylla.

E’ suggestivo pensare che secoli dopo, nella celebre battaglia del Trasimeno (217 a.C.), i Romani, discendenti di Enea, sono sconfitti da Annibale e dai Cartaginesi, discendenti di quella regina Didone che si era innamorata di Enea e che è ritratta con lui nelle sontuose volte di palazzo della Corgna.

BIBLIOGRAFIA

  1. Neppi Modona, Cortona etrusca e romana nell’arte, Firenze 1925, 1977 (2a ed.).
  2. Colonna, Virgilio, Cortona e la leggenda etrusca di Dardano, in Archeologia Classica XXXII, 1980, pp. 1-14.
  3. Barocchi, D. Gallo (a cura di), L’Accademia Etrusca (Catalogo della mostra), Milano 1985.
  4. Heurgon, Inscription étrusques de Tunisie, in Scripta varia (Collection Latomus 191), Bruxelles 1986.
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  12. Angori, P. Bruschetti, L. Donati, P. Giulierini, G. Paolucci, P. Rocchini (a cura di), Gli Etruschi in Olanda. A 40 anni dal Progetto Etruschi, Cortona 2026.

 

Ringraziamenti e credits

Testo a cura di Lucia Romizzi. Fotografie di Mattia Crocetti.

Si ringraziano:

Paolo Giulierini e il Comune di Cortona

https://www.comune.cortona.ar.it/

MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona

https://cortonamaec.org/

Troia Museo
Il Museo di Troia: esterno
Museo interno 1
Il Museo di Troia: interno
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Il Santuario di Atena

Approfondimenti

Informazioni aggiuntive

La città è strettamente legata al racconto del mitico viaggio di Enea, cantato da Virgilio nell’Eneide, come punto di arrivo dell’eroe troiano sulle coste laziali.
Secondo la tradizione ripresa da Virgilio, infatti, appena sbarcato Enea fece il primo sacrificio, in un luogo presso il fiume Numico (oggi Fosso di Pratica: Numico_1), dove poi sarebbe sorto un santuario dedicato a Sol Indiges. Inseguendo una scrofa bianca gravida, l’eroe percorse una distanza di 24 stadi: qui la scrofa partorì trenta piccoli e il prodigio offrì ad Enea un segno della volontà degli dei di fermarsi e fondare una nuova città. L’eroe incontrò Latino, il re della locale popolazione degli Aborigeni, il quale, dopo aver consultato un oracolo, capì che i nuovi arrivati non dovevano essere considerati degli invasori, ma come uomini amici da accogliere. Enea sposò dunque la figlia di Latino, Lavinia, e fondò la città di Lavinium, celebrando la nascita di un nuovo popolo, nato dalla fusione tra Troiani e Aborigeni: il popolo dei Latini. Il mito racconta che Enea non morì, ma scomparve in modo prodigioso tra le acque del fiume Numico e da questo evento fu onorato come Padre Indiges: Il padre capostipite.

La piazza pubblica della città aveva una pianta rettangolare, ornata sui lati lunghi da portici, su cui si aprivano diversi edifici: uno di questi aveva forse la funzione di “Augusteo”, luogo dedicato al culto imperiale, come sembra indicare il ritrovamento di splendidi ritratti degli imperatori Augusto, Tiberio e Claudio. Sul lato corto occidentale si affacciavano un edificio elevato su un podio, forse la Curia (luogo di riunione del governo locale), e un tempio, risalente ad età repubblicana.

Il santuario, situato ad est della città antica, era dedicato alla dea Minerva, che a Lavinium è dea guerriera, ma anche protettrice dei matrimoni e delle nascite. È stato trovato un enorme scarico di materiale votivo databile tra la fine del VII e gli inizi del III sec. a.C., costituito soprattutto da numerose statue in terracotta raffiguranti soprattutto offerenti, sia maschili che femminili, alcune a grandezza naturale, che donano alla divinità melograni, conigli, colombe, uova e soprattutto giocattoli: le offerte simboleggiano l’abbandono della fanciullezza e il passaggio all’età adulta attraverso il matrimonio


Eccezionale il ritrovamento di una statua della dea, armata di spada, elmo e scudo e affiancata da un Tritone, essere metà umano e metà pesce: questo elemento permettere di riconoscere nella raffigurazione la Minerva Tritonia venerata anche in Grecia, in Beozia, e ricordata da Viirgilio nell’Eneide (XI, 483): “armipotens, praeses belli, Tritonia virgo” (O dea della guerra, potente nelle armi, o vergine tritonia…)

Il culto del santuario meridionale nasce in età arcaica ed era caratterizzato da libagioni. Nella fase finale il culto si trasforma invece verso la richiesta di salute e guarigione, documentato dalle numerose offerte di ex voto anatomici. Sono state trovate iscrizioni di dedica che ricordano
Castore e Polluce (i Dioscuri) e la dea Cerere. La molteplicità degli altari e delle dediche è stata interpretata come testimonianza del carattere federale del culto, quindi legato al popolo latino nel suo insieme: ogni altare potrebbe forse rappresentare una delle città latine aderenti alla Lega Latina, confederazione che riuniva molte città del Latium Vetus, alleatesi per contrastare il predominio di Roma.

Dionigi di Alicarnasso, vissuto sotto il principato di Augusto, afferma di aver visto in questo luogo, ancora al suo tempo, nel I sec. a.C., due altari, il tempio dove erano stati posti gli dèi Penati portati da Troia e la tomba di Enea circondata da alberi: «Si tratta di un piccolo tumulo, intorno al quale sono stati posti file regolari di alberi, che vale la pena di vedere» (Ant. Rom. I, 64, 5)
Alba

Lavinium fu considerata anche il luogo delle origini del popolo romano: all’immagine di Roma nel momento della sua espansione e della crescita del suo potere era utile costruire una discendenza mitica da Enea, figlio di Venere, onorato per le sue virtù, per la capacità di assecondare gli dèi; di conseguenza si affermò anche la tradizione per la quale Romolo, il fondatore di Roma, aveva le sue origini, dopo quattro secoli, dalla medesima stirpe di Enea.
Secondo questa tradizione Ascanio Iulo, il figlio di Enea, aveva fondato Alba Longa, città posta presso l’attuale Albano, dando l’avvio a una dinastia, che serviva per colmare i quattrocento anni che separano le vicende di Enea (XII sec. a.C.) dalla fondazione di Roma (VIII se. a.C.), quando, dalla stessa stirpe, nacquero i gemelli Romolo e Remo, secondo la tradizione allattati da una lupa. Questi erano dunque i nipoti del re di Alba Longa. La madre era Rea Silvia e il padre il dio Marte. Romolo uccise Remo e poi fondò Roma nel 753 a.C. Lavinium diventava così la città sacra dei Romani, dove avevano sede i “sacri princìpi del popolo romano”.

Il Borgo sorge su una altura occupata nell’antichità dall’acropoli di Lavinium. In età imperiale vi sorge una domus, testimoniata da pavimenti in mosaico in bianco e nero (Borgo_1). Una civitas Pratica è ricordata per la prima volta in un documento del 1061, mentre nell’epoca successiva si parla di un castrum che fu di proprietà del Monastero di San Paolo fino al 1442. La Tenuta di Pratica di Mare, comprendente anche il Borgo, allora definito “Castello” (Borgo_2), divenne poi proprietà della famiglia Massimi e in seguito fu acquistata nel 1617 dai Borghese. Il principe Giovan Battista, nel tentativo di valorizzare il territorio con l’agricoltura, ristrutturò il villaggio nella forma che ancora oggi rimane, caratteristica per la sua pianta ortogonale e la sua unitarietà. Dalla metà dell’Ottocento la malaria, che devastava la campagna romana, causò lo spopolamento del borgo, finché Camillo Borghese dal 1880 si impegnò nell’opera di ricolonizzazione, restaurando il palazzo e intervenendo con una importante opera di riassetto della tenuta, dove fu impiantata una singolare vigna a pianta esagonale. Il Borgo e la tenuta rappresentano una preziosa area monumentale e agricola ancora intatta all’interno della zona degradata di Pomezia e Torvaianica.

IN BREVE

Collocata su una ridente collina affacciata sulla Valdichiana, secondo il mito Cortona è stata costruita da Dardano (figlio di Elettra), fondatore di Troia e antenato di Enea. Frequentata dall’età villanoviana, diventa una delle più importanti città dell’Etruria settentrionale, come testimoniano gli imponenti tumuli funerari di epoca arcaica, ascrivibili a principes. Le poderose mura di cinta e alcuni straordinari rinvenimenti, come il lampadario etrusco, la Tabula Cortonensis e l’Arringatore del Trasimeno, suggeriscono l’incredibile vitalità di questa città. In epoca romana le lussuose ville restituiscono l’immagine di una campagna ricca e fertile.

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